Blog

Credibly reintermediate backend ideas for cross-platform models. Continually reintermediate integrated processes through technically sound intellectual capital.
cropped-Nuovo-progetto-5.png

Cuore “matto” e la PASC

Pasc è l’acronimo di Sequele Post Acute da Sars-CoV-2, una condizione che può colpire il cuore e i vasi sanguigni dopo un’infezione da Covid-19. Alcuni dei sintomi della Pasc sono dolore al petto, palpitazioni, tachicardia, intolleranza all’esercizio, stanchezza e difficoltà respiratorie123. Questi sintomi possono persistere per mesi dopo la guarigione dall’infezione e possono compromettere la qualità di vita dei pazienti.

Le alterazioni aritmiche connesse alla Pasc sono disturbi del ritmo cardiaco che possono essere causati da un’infiammazione o un danno al miocardio (il muscolo cardiaco) o al sistema elettrico del cuore. Alcune delle aritmie più comuni nella Pasc sono la fibrillazione atriale, l’aritmia sinusale respiratoria, l’extrasistolia e il blocco atrioventricolare. Queste aritmie possono essere pericolose per la salute e richiedono una valutazione cardiologica e un monitoraggio elettrocardiografico.

Per diagnosticare e trattare la Pasc e le sue complicanze aritmiche, i medici possono eseguire vari test, tra cui esami del sangue, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, test di funzionalità polmonare, imaging del torace e test da sforzo12. Inoltre, i pazienti possono beneficiare di una terapia farmacologica, di una riabilitazione cardiaca e di uno stile di vita sano, che includa una dieta equilibrata, un’adeguata idratazione, un’attività fisica graduale e il controllo dello stress12 .

La Pasc è una nuova malattia cardiaca che richiede una maggiore consapevolezza e una migliore gestione da parte dei pazienti e dei medici. Se si è avuto il Covid-19 e si soffre  di sintomi cardiovascolari, il consiglio è di consultare uno specialista .


IMG_5250.jpeg

Dopo il Covid cosa aspettarsi?Le patologie del cuore post Covid sono un insieme di disturbi che possono colpire il sistema cardiovascolare dopo aver contratto il virus SARS-CoV-2. Questi disturbi possono essere causati da un danno diretto del virus al cuore, da una reazione autoimmune del sistema immunitario, o da complicanze trombotiche legate all’infiammazione12.

La cura delle patologie del cuore post Covid dipende dalla gravità e dalla natura dei sintomi, e può richiedere un approccio multidisciplinare che coinvolga cardiologi, pneumologi, immunologi e altri specialisti12. Alcune delle possibili terapie sono:

La prevenzione delle patologie del cuore post Covid si basa principalmente sulla vaccinazione contro il virus SARS-CoV-2, che riduce il rischio di contrarre forme gravi o prolungate dell’infezione12. Inoltre, è importante seguire uno stile di vita sano, che includa una dieta equilibrata, attività fisica regolare, controllo del peso, del colesterolo e della pressione arteriosa, e astensione dal fumo e dall’alcol12.

Se si avvertono sintomi come dolore al petto, palpitazioni, dispnea, stanchezza, o gonfiore agli arti inferiori, dopo aver avuto il Covid, è consigliabile consultare il proprio medico o un cardiologo, che potrà prescrivere gli esami e le terapie più adatti al casoDopo il Covid cosa aspettarsi? – immagine 2


IMG_3411-1.jpeg

Il Cuore dopo la pandemiaLe patologie del cuore dopo  infezione Covid sono diverse e possono colpire sia chi ha avuto una forma grave della malattia, sia chi ha avuto sintomi lievi o asintomatici. Tra le più comuni ci sono:

– La miocardite, un’infiammazione del muscolo cardiaco che può causare aritmie, insufficienza cardiaca, cardiomiopatia o arresto cardiaco².
– L’ischemia miocardica, una riduzione del flusso di sangue al cuore che può provocare infarti, angina o morte improvvisa⁴.
– La trombosi, la formazione di coaguli di sangue che possono ostruire le arterie coronarie o migrare verso i polmoni, causando embolia polmonare⁴.
– La pericardite, un’infiammazione della membrana che avvolge il cuore, che può provocare dolore toracico, febbre, dispnea o versamento pericardico³.
– La sindrome PASC, una condizione caratterizzata da sintomi persistenti o ricorrenti a livello cardiovascolare, come tachicardia, intolleranza all’esercizio, mancanza di respiro o sincopi¹.

Queste patologie possono avere conseguenze gravi sulla salute e sulla qualità della vita dei pazienti, perciò è importante sottoporsi a controlli periodici e seguire le indicazioni del medico curante. Alcuni esami diagnostici utili sono: la troponina cardiaca, l’elettrocardiogramma, l’ecocardiogramma, il monitoraggio del ritmo ambulatoriale, l’elettrocardiogramma da sforzo, l’imaging del torace e i test di funzionalità polmonare.Il Cuore dopo la pandemia – immagine 2


giovanni-staffilano-3-2-1200x675.jpg
07/Apr/2023

cardiologo Giovanni Staffilano fa il quadro della situazione e fornisce consigli utili su come prevenire eventi avversi come le morti improvvise causate dalle miocarditi

Il cardiologo Giovanni Staffilano all’inizio della pandemia fu uno dei primi in Italia a lanciare l’allarme sulle possibili conseguenze cardiologiche dell’infezione da Covid-19.
A distanza di due anni, purtroppo, quel monito non solo si è rivelato fondato ma è andato molto oltre anche le peggiori conseguenze.

Staffilano, cardiologo in servizio nel distretto sanitario di Montesilvano della Asl di Pescara ma operativo anche nell’assessorato regionale alla Sanità e docente da sei anni nell’università di Bologna dove fa anche parte del consiglio scientifico dell’Alma Mater Studiorum.

Nel marzo del 2020 è stato tra i primi medici a segnalare possibili conseguenze cardiologiche a cause del Covid-19. A distanza di due anni c’è stata una conferma a quei sospetti?

«Assolutamente sì, non solo c’è stata una conferma ma un dato superiore alle previsioni che avevamo ipotizzato riguardo all’incidenza di queste cardiopatie rispetto al dato prevedibile. Un’incidenza che va al di là del fatto che queste cardiopatie abbiano colpito sia coloro che sono stati contagiati dal Covid che i pazienti vaccinati».

Quali sono queste cardiopatie?

«Sono le pericarditi, le endocarditi, e soprattutto le miocarditi che rappresentano un evento molto pericoloso perché poi sono quelle che più facilmente possono evolvere in un infarto miocardico».

In sostanza non ci si accorge di avere la miocardite o qualche sintomo al quale fare attenzione c’è?

«I sintomi possono andare da eventi lievi come dolori toracici che spesso hanno molti di coloro che hanno avuto il Covid e che fanno risalire a un problema di tipo polmonare. E quindi sono dolori aspecifici, non quelli dell’infarto classico. Si può pensare che sia un dolore di tipo articolare perché anche quello può derivare dal Covid. E invece possono essere purtroppo dolori in relazione a una patologia cardiaca come la miocardite».

Dunque dopo 24 mesi se dovesse farci un quadro dell’impatto del Covid sul cuore che cosa può dirci?

«Il quadro è peggiore di quello che avevamo previsto addirittura. Tutta questa sequela di sintomi possono anche rientrare nella sindrome da fatica cronica che noi abbiamo studiato a Chieti dove c’era uno dei due centri nazionali. Questa sindrome di solito colpisce i soggetti che hanno un’infezione da tubercolosi precedente, o da citomegalovirus o da intossicazione da metalli pesanti o dai derivati degli idrocarburi. Invece in questo caso la stessa sindrome si sta evidenziando soprattutto nei soggetti guariti dalla variante Omicron 2: abbiamo tutto un corredo sintomatologico corrispondente alla sindrome da fatica cronica».

Quali sono i consigli che possiamo dare per prevenire?

«È chiaro che un’ulteriore attenzione all’aspetto cardiologico nei soggetti che hanno avuto il Covid, ma anche in coloro che hanno una sintomatologia aspecifica ci deve essere. Più attenzione vuol dire fare una visita cardiologica con l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma in modo da supportare la visita cardiologica con un un quadro ecocardiografico. Fare questo potrebbe, in qualche modo, prevenire un evento avverso ovvero una morte improvvisa».

Dunque meglio togliersi il dubbio ed escludere conseguenze cardiologiche collegate al Covid?

«Sono controlli importanti e necessari ai fini della prevenzione, soprattutto se si dovesse avvertire dolori toracici ai quali abbiamo dato poca importanza prima della pandemia- Adesso è il caso di andare a fondo e chiarire se siano dolori articolari oppure se si debba approfondire. È meglio togliersi il dubbio perché sono forme che abbiamo visto che sono aumentate rispetto anche alle previsioni più fosche».

Per i prossimi mesi che cosa dobbiamo aspettarci?

«Prevediamo che queste situazioni non facciano altro che camminare nei prossimi mesi. È facile ipotizzare che possano verificarsi anche con le prossime varianti del virus perché il Covid dà esito a una vasculite ovvero un’infiammazione importante dei vasi, soprattutto quelli arteriosi che sono presenti in tutto l’organismo e anche nel cuore. Quindi il problema è grande ed è cardiovascolare».

Chi fa sport e attività fisica deve fare maggiore attenzione?

«Sia chi fa sport che chi fa semplicemente attività fisica non agonistica come i runner che corrono diversi chilometri deve fare attenzione. Svolgere attività fisica di una certa intensità e con continuità come il crossfit, il rowing e l’arrampicata libera, sono tutte attività nelle quali c’è un grande impegno cardiovascolare. E dunque a questi soggetti io darei l’indicazione, per un discorso di prevenzione e di salute, di fare un approfondimento cardiologico significativo e importante. Tutto il lavoro isometrico, ovvero lo sforzo senza movimento e anaerobico, è quello che espone a maggiori rischi».

Fonte: IL PESCARA



Logo Dott. Giovanni Staffilano

DUE GRANDI PASSIONI: SPORT E CUORE




Logo Dott. Giovanni Staffilano

CUORE, SALUTE, PREVENZIONE





ASSISTENZA

Non aspettare, prenditi cura di te. Contattaci ora per assistenza medica.




Copyright by Giovanni Staffilano 2026. All rights reserved. · Privacy policy · Cookie policy · – Powered by UNIQUE STUDIO



Copyright by Giovanni Staffilano 2026. All rights reserved. – Powered by UNIQUE STUDIO