Le nuove prospettive terapeutiche post pandemia.

Le nuove prospettive terapeutiche post pandemia.

Novembre 5, 2024 by Giovanni Staffilano1

I L’essere umano non è e non può essere diviso in parti singole da studiare in modo separato”.
Ciò non significa abbandonare la specializzazione del sapere, ma vuol dire semplicemente ricondurre il sapere ad una visione d’insieme necessaria se si vuol comprendere il “perché l’essere umano funziona” .

Capire e curare, ad esempio, il cuore dovrebbe implicare una conoscenza dell’insieme non solo limitata ai principi fondamentali che regolano il tutto ma anche alle correlazioni funzionali tra le varie parti . Siccome è ovvio che non si può conoscere e “fare tutto”, la figura specialistica risulta necessaria ma non per un percorso completo a se stante (se il cuore è malato si studia, si analizza e si cura solo questo) ma aperto a ciò che succede in tutto il resto dell’organismo.

Questo è già presente nelle strutture interdisciplinari di un comune ospedale, dove diversi reparti specialistici collaborano fra loro.
Ma ciò che intendo non è semplicemente una rete di “consulenze interdisciplinari”, spesso fatte senza avere il polso clinico di ciò che esula dalla nostra specialità , ma di una vera e propria globalità di veduta che permetta l’applicazione specialistica del sapere.

Sembrerebbe un paradosso, ma ritengo invece che non lo sia, se si considera una cosa fondamentale: “l’atto della diagnosi”, che è ciò che secondo me si sta perdendo: lo sforzo iniziale di “fare diagnosi” che, in una visione di stampo empirista dove l’essere umano è visto come un puzzle da comporre, viene sempre più spezzettata ed affidata alla singola specialità.

È cosa comune per il “povero”(in senso buono) medico di famiglia (o medico generale in genere, comprese le bistrattate figure dei medici di guardia medica e di pronto soccorso ), oberato da doveri burocratici che ne limitano la libertà di azione, ricorrere sempre più a diagnosi specialistiche che poi egli deve ricomporre spesso dovendo scegliere fra strategie terapeutiche (sempre specialistiche) in contrasto fra loro.
L’obiettivo finale è “l’unitarietà della diagnosi”, che dovrebbe appartenere ad ogni medico, generale o specialista che sia, e che deve precedere l’atto specialistico.


One comment

  • Sigillo Angelo

    Novembre 5, 2024 at 6:22 pm

    Giustamente per queste diagnosi così delicate, dove è importante il pensiero di ciascun specialista, si dovrebbe ripristinare la tavola rotonda di Re Artù!! Ma il tempo e la volontà di farlo, dove si trova?

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